(La Dama Rossa): Risonanze di sistema, decadenza computazionale.
(La Dama Rossa): Algoritmi di entropia e collasso del reale.
(La Dama Rossa): Flussi di informazione, decadenza strutturale.
(La Dama Rossa): Architetture dellâossessione, sistemi di entropia.
(La Dama Rossa): Infrastrutture del desiderio, codice di decadenza.
(La Dama Rossa): Replicazione algoritmica del desiderio, frattale di obsolescenza.
(La Dama Rossa): Accumulazione entropica, simulacro di necessitĂ .
(La Dama Rossa): Riprogettazione aberrante, flusso di produzione dellâerrore.
(La Dama Rossa): Deriva del glitch, logica di produzione dellâanomalia.
(La Dama Rossa) â Il meccanismo di produzione dellâerrore come matrice.
La Dama Rossa uccide sette volte: un piccolo cult italiano da riscoprire
Due sorelle crescono assieme al nonno in una suggestiva villa, e sono terrorizzate da unâantica leggenda che racconta di una Dama Rossa assassina. Diversi anni dopo arriva il momento della scomparsa dellâanziano parente (e dellâereditĂ ), e la misteriosa signora sembra essere di nuovo in azioneâŚ
In sintesi. Uno dei piĂš rappresentativi gialli-horror allâitaliana del periodo, non esattamente al top e comunque curioso nel proprio svolgimento. Un cast di discreto livello (la Bouchet domina su tutti) per una variazione sul tema abbastanza originale sul tema del ritorno dalla morte. Da riscoprire tutto sommato anche oggi, meglio se da cultori del genere.
Sulla carta è uno dei piĂš celebri ed equilibrati gialli allâitaliana anni 70: piuttosto ritmato, truculento quanto basta e con elementi originali (su tutti, il killer di sesso femminile dichiarato fin dallâinizio). Evelyn, personaggio misterioso ed emblematico fino alla rivelazione conclusiva (neanche troppo clamorosa, alla fine), è la traccia del passato oscuro alla base dellâintreccio, ed in questo richiama seppur timidamente in molti capolavori argentiani. Una carrellata di belle donne, raramente a tale densitĂ (Sybil Danning, Marina Malfatti ed ovviamente lâiconica Bouchet) rappresenta il tocco di classe e âbel vedereâ che non guasta lâatmosfera, anzi contribuisce a renderla ancora piĂš malsana e alimenta il tipico gioco dei âtutti sospettatiâ. In fondo questo film di Miraglia non è che uno dei tanti gialli allâitaliana incentrati sulle alterazioni della personalitĂ , il che giĂ da solo â pubblicitĂ subliminale del J&B a parte â non dovrebbe lasciare delusi, anche se lâho trovato piuttosto inferiore alle aspettative costruite.
La caratterizzazione delle due sorelle da bambine, macabro e azzeccato mix di innocenza e ferocia, suggerisce quello che sarĂ il tema portante del film, rilevando cosĂŹ lâaspetto chiave sullo sdoppiamento di personalitĂ . Ma la trama tende a diluirsi in contorsioni deliranti e, come spesso accade in questi casi, un numero eccessivo di dettagli, situazioni, personaggi: quasi sempre, per la cronaca, aspetti legati allâaviditĂ ed alle perversioni sessuali. Caratterizzazioni di fatto ambigue e costruite con discreta efficacia, che non riescono peroâ a risultare troppo funzionali alla storia (salvo alcuni casi, sâintende).
Ă questo, in definitiva, che rende il film parzialmente sopravvalutato, anche se una visione probabilmente finisce per meritarla, per via la doppia interpretazione di Bouchet/Pagliai, piuttosto ben focalizzati e con una discreta dose certa convinzione. In definitiva âLa Dama Rossa Uccide Sette Volteâ, per quanto disponga di suggestioni sopra la media, proprio per il fatto che manca il tocco âda Maestroâ tende un poâ a diluirsi nel contenuto (quasi due ore), che risultando per questo un poâ difficile da seguire in tutto il suo svolgimento e con un finale, a mio avviso, interessante per quanto vagamente âtelefonatoâ.
This post was last modified on 01/01/2026 02:31

